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Da Ostiglia a Verona
"Claudia Augusta Padana"
Archeologia e storia di una strada romana
Progetto e realizzazione della mostra a cura del Museo Civico di Isola della Scala e dell'Associazione Archeologica Isolana in collaborazione con l'Università degli Studi di Verona e il Civico Museo Archeologico di Verona.
LA VIA CLAUDIA AUGUSTA
La via Claudia Augusta trae il suo nome dall’imperatore romano Claudio (41 – 54 d.C.) che, secondo le fonti epigrafe (due pietre miliari scoperte a Rablà e Cesiomaggiore) avrebbe fatto costruire questa importante arteria nel 46 d.C. su un tracciato aperto in realtà per la prima volta dal padre Druso in occasione delle campagne belliche da lui dirette nel Norico (l’attuale Austria) tra il 16 e il 13 a.C.
In realtà si tratta, probabilmente, di una via con due diramazioni. La principale, quella Padana partiva dal vicus di Hostilia (oggi Ostiglia in provincia di Mantova) sul Po, cioè una delle grandi arterie della comunicazione fluviale dell’antichità, raggiungeva la grande città romana di Verona (dove incrociava l’importantissima Via Postumia che attraversando tutta la pianura padana metteva in comunicazione Genova con Aquileia), e percorrendo la media valle dell’Adige raggiungeva Tridentum (Trento).
Da qui, risalendo l’alta valle del fiume toccava le stazioni di tappa di Pons Drusi presso Bolzano e di Maia presso Merano, valicava il Passo di Resia, percorreva l’alta valle del fiume Aenus (Inn), superava il Fern Pass, raggiungeva Foetes (Füssen), percorreva la valle del Licca o Lecha (Lech), toccando Augusta Vindelicum (Augsburg) ed infine arrivava a Submontorium (Kastell Burghöfe vicino alla città di Donauwörth)) sul Danubio, confine settentrionale dell’impero, per un totale di 350 miglia romane pari a circa 518 chilometri.
L’altro ramo invece, quello Altinate, è stato oggetto di molti studi e polemiche tra studiosi. Sembra assodato comunque che esso partiva dalla romana Altinum (Altino), importante porto sull’Adriatico, raggiungeva Feltre e, tramite probabilmente la Valsugana, arrivava a Trento dove si ricongiungeva con l’altro ramo, quello Padano.
In entrambi i casi il collegamento era tra l’area retico-danubiana e l’Adriatico (che anche da Ostiglia si poteva raggiungere velocemente tramite il Po) e in senso lato tra il mondo germanico e quello latino-mediterraneo. Vale a dire la prima grande arteria di comunicazione tra Nord e Sud Europa.
LE STRADE CONSOLARI ROMANE
Ancora oggi percorriamo le antiche vie
Le strade consolari sono la dimostrazione tangibile della grandezza di Roma ed in particolare dell’antica civiltà romana. Dagli antichi romani, infatti, ereditiamo quelle che ancora oggi sono funzionali dorsali di collegamento urbano meglio conosciute come strade consolari.
I Romani sono i primi ad introdurre nella loro civiltà l’esigenza degli spostamenti per questo creano una fitta rete di strade che può raggiungere ogni località civilizzata e conquistata. All’estendersi dell’impero viene automaticamente realizzato l’ampliamento della rete stradale che si sviluppa lungo una dorsale principale dalla quale partono una miriade di strade secondarie che asservono da scambio fra le grandi città e la periferia.
Roma sta divenendo una grande metropoli e per diventare ancora più grande è sempre più pressante l’esigenza di renderla raggiungibile da ogni parte dell’impero. Assistiamo quindi a opere di alta ingegneria che risultano ancora inspiegabili sia per l’enorme mole di materiali trasportata – ricordiamo che le strade romane erano tutte pavimentate con lastroni di pietra completi di cigli stradali – sia per lo studio minuzioso della geo-archeologia. A memoria d’uomo non si ricorda che una strada romana sia mai franata; tutto il lavoro a monte della costruzione è ancora oggetto di studio.
Ma andiamo per ordine. Le prime strade costruite dai Romani avevano principalmente utilizzi bellici, infatti la primaria esigenza di permettere alle loro legioni di poter essere rifornite adeguatamente e essere raggiunte in un tempo limitato, diedero a queste opere una valenza di leggenda. Poi si passò alla costruzione di strade per fini politici ma questo tipo di costruzione rigurdava per lo più i piccoli villaggi attorno a Roma già dall’inizio fonte di pubblicità politica per i senatori dell’epoca. In un secondo tempo le strade furono meglio "interpretate" infatti vennero prese di mira dai commerci. Da qui l’apertura verso l’oriente pieno di infinite ricchezze; si va facendo strada, è proprio il caso di dirlo, il commercio per fini di lucro e non più baratto finalizzato ai beni di prima necessità.
Da una spontanea nascita di strade diritte e battezzate a seconda dei bisogni (si pensi ad esempio alla Via Salaria dedicata al trasporto del sale), ad un’opera pubblica fortemente voluta dai politici (da qui il nome di censori e consoli). In fondo nell’antica Roma costruire una strada costava veramente poco, la mano d’opera utilizzata era principalmente quella di schiavi e soldati e non si badava molto all’esproprio e nemmeno all’impatto ambientale, si costruiva e basta. La cosa fondamentale era che la strada costruita dovesse durare in eterno. Possiamo affermare senza ombra di smentita che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto e la dimostrazione è che dopo circa due millenni ancora ricordiamo ed utilizziamo questre grandi opere.
Stefano Marchesi