La Chiesa di Santa Maria Maddalena – ex Chiesa dei Frati

La chiesaL’ex chiesa di Santa Maria Maddalena, oggi sconsacrata, fu sede di un convento Francescano dal 1511,  fino all’epoca delle soppressioni napoleoniche (1806), durante le quali Napoleone soppresse tutte le confraternite religiose dando al demanio i relativi beni.

Oggi in parte mutila e pesantemente “segnata” da un intervento di trasformazione ottocentesco, l’ex Chiesa, testimonianza preziosa di un considerevole complesso monastico fondato nel 1511 dai frati Minori Osservanti, in gran parte demolito, dovette imporsi nel panorama chiesastico dell’epoca come una struttura decisamente sontuosa.

Il Papa Giulio II diede il consenso per l’erezione del Monastero, con un breve apostolico, il 22 luglio 1511. Rasi dunque al suolo gli edifici precedenti si cominciò a costruire questo convento per l’ordine dei frati Minori Osservanti, comunemente chiamati “zoccolanti”, intitolato come il precedente edificio a S. Maria Maddalena: infatti una chiesa precedente all’attuale esisteva già da tempo in quanto qui vi era la sede di un ospizio per gli infermi, un rifugio per forestieri (xenodochio), per accogliere i pellegrini, soprattutto i “romei” che di qui transitavano.

La Chiesa infatti si affaccia sull’antica via consolare Claudia Augusta Padana, divenendo quindi un luogo di sosta tra il centro di Verona e quello di Ostiglia.

Fu fondamentale il contributo fornito dalla popolazione per l’edificazione della chiesa e della residenza dei frati.San Giovanni da Capestrano

Vi sono moltissime disposizioni di lasciti testamentari in questo periodo che denotano il clima di fervore e di partecipazione della comunità isolana, ma anche cittadina veronese. Un edificio costruito per la gran parte con l’aiuto degli isolani ma anche di cittadini di Verona illustri che qui nei dintorni avevano possessioni.

Il numero dei religiosi dalla fondazione si aggirò sempre sulle 10/12 persone di cui la metà con carica di sacerdote. Si trattava dunque di un centro di iniziative e di fervore religioso quasi uguale, e per certi versi antagonista a quello della parrocchia.

Il ricorso ai francescani per funerali e sepolture fu anche causa di screzi tra il convento e il parroco.

D’altro canto i cittadini manifestavano la loro affezione al convento facendolo oggetto, soprattutto in punto di morte di cospicue donazioni.

Contemporaneamente la chiesa si dotava di altari e relative pale, talmente ricche da far scandalo.

Pala Fogazza

Gerolamo Fogaza nel 1592 commissionò persino una pala al Paolo Farinati la “Pala Fogaza” che ora si può vedere in riproduzione nell’abside, ma che è conservata al museo di Castelvecchio di Verona.

La presenza dei minori venne a cessare in seguito alla riduzione drastica dei conventi e all’opera di concentrazione operata da Napoleone.

Nel 1798 i 12 religiosi furono costretti ad emigrare per la legge della Repubblica Cisalpina.

Nonostante la supplica della famosa Maddalena di Canossa del 26 gennaio 1806 a favore del convento la cui scomparsa avrebbe comportato per il paese “la rovina della gioventù e dei poveri infermi”, la congregazione venne soppressa.

I fabbricati e i terreni passano al demanio.

Dopo un primo momento in cui vengono affittati i terreni, viene dato l’incarico all’ingegnere Luigi Trezza di stilare una perizia in vista di una futura alienazione, che egli firmò il 25 aprile 1807 valutando i fabbricati sulla base dei materiali ricavabili dalla demolizione degli stessi.

Sulla base della perizia del Trezza si passò all’asta dove l’unico a concorrere, un certo Leone Vita Pincherle, un ebreo domiciliato in ghetto a Verona, la comprò per lire italiane 20.000 (1809).

Pincherle tenne per poco tutto il lotto e infatti rivendette alcuni campi e la chiesa al comune e tenne per se gli edifici del convento. Questo perchè vi era stata pressione per spostare il cimitero della parrocchiale nel terreno dell’attuale cimitero della chiesa, dove vi era il brolo del convento.

Così la chiesa comincia ad essere riutilizzata per gli offici funebri.

La chiesa per pressione dell’affetto degli isolani a Sant’Antonio cui era dedicato l’altare della cappella del museo viene per poco ripristinata dal 1825.

Interno ChiesaLa sua chiusura avvenne nellaseconda metà dell’‘800 e così iniziò il processo di decadimento e spoliazione definitivo.

Il 20 settembre 1898 il comune autorizzava la vendita degli altari (è il momento in cui la statua di sant’Antonio da Padova dello scultore Pietro Todesco (pietra pernice il saio e marmo di carrara) viene trasferito nella Parrocchiale del paese.

STRUTTURA

Bibliografia

Isola della Scala. Territorio e società rurale nella media pianura veronese, a cura di B. Chiappa, Comune di Isola della Scala, settembre 2002.