Il percorso museale

Mappa museoIl percorso museale inizia con l’arco cronologico compreso tra il Bronzo Medio (XVIII-XVI sec. a.C.) e il Bronzo Recente (XIII sec. a.C.)-Finale (XII-X sec. a.C.). Gli insediamenti di questo periodo si trovavano ai margini delle depressioni entro cui scorrono i fiumi Tartaro e Tione ed erano costruiti su palizzate lignee. All’interno della prima vetrina i reperti appartenenti al Bronzo Antico sono quelli provenienti da Cà Magre; tra questi ricordiamo tre tazze, di cui una ansata, un frammento di vaso con decorazione incisa e un peso. Al Bronzo Medio appartengono un peso, un’accetta in pietra levigata, un’ascia in bronzo, uno scalpello in bronzo, frammenti di pettine in osso, vasetti in miniatura e un cucchiaio per fusione, tutti rinvenuti nella località di Trevenzuolo. Il Bronzo Recente è rappresentato dai materiali provenienti da Corte Vivaro, tra i quali menzioniamo una figurina fittile zoomorfa, alcune accette in pietra levigata, un fodero, una tazza, un’ansa lunata, alcuni pesi, un corno di cervo lavorato e una piastra di terracotta forata.

La visita continua con la presentazione di una vetrina-pannello dedicata alla tecnologia e agli strumenti in selce, utilizzati dall’uomo preistorico fino al Bronzo Recente. All’interno di questa vetrina, oltre ad una descrizione dettagliata delle tecniche di lavorazione della selce, sono esposti numerosi strumenti scoperti nel territorio veronese, come elementi di falcetto, raschiatoi quadrangolari e cuspidi di freccia.

La terza vetrina è interamente dedicata ad un importante abitato dell’età del Bronzo Medio, scavato in questo territorio nel 1992: l’insediamento della Giarella. Da questo sito provengono grandi ciotole carenate con anse lunate e con decorazione cruciforme, diversi oggetti in osso lavorato con decorazione a occhi di dado, fusarole, orci, vasi biconici, dolii, una spada in bronzo, frammenti d’intonaco di capanne con impronte di frasche e un grande blocco d’argilla per l’impasto.

La vetrina successiva è deputata ad accogliere il materiale archeologico dell’età del Ferro (IX- V sec. a.C.), le cui conoscenze attuali sono limitate quasi esclusivamente alle necropoli, rinvenute nel territorio limitrofo ad Isola della Scala: il sepolcreto di Sorgà e quello della Palazzina. Della prima necropoli si segnalano diverse tazze ansate (di cui una con decorazione a borchiette in bronzo), alcune urne cinerarie, una ciotola-coperchio, varie ollette, una parte di vaso a stivale e alcuni rocchetti. Dalla seconda necropoli provengono il grande dolio in ceramica di produzione veneta alto 74 cm e diversi frammenti di vasi zonati (a fasce rosse e nere).

La presenza romana nell’antico territorio di Isola della Scala è testimoniata dalla necropoli della Pellegrina e dal miliare di Massenzio. Quest’ultimo, ritrovato in località Falceri, attesta che in quest’area doveva passare una delle più importanti arterie del Nord Italia, la via consolare Claudia Augusta Padana, stesa in epoca giulio-claudia e ristrutturata, nella tarda antichità, dall’imperatore Massenzio (306-312 d.C.). La maggior parte dei reperti di epoca romana provengono dalla torbiera di S. Carlo della Pellegrina e vennero alla luce in occasione dei lavori di scavo effettuati nel 1989 e di un successivo intervento di esplorazione subacquea, che permise di accertare la presenza di una necropoli del I sec. d.C. Le tipologie tombali erano principalmente due, riproposte all’interno del Museo: ad anfora segata o entro cassette composte da tegole. I corredi, esposti all’interno delle due vetrine successive, comprendevano vario vasellame ceramico (olle in ceramica comune verniciata, coppe in ceramica a pasta grigia, coppette, brocche e un piatto in terra sigillata con bollo), lucerne, fibule in bronzo, contenitori in vetro (un’anfora in vetro blu, una coppa con parte di ansa tortile, balsamari) e utensili in bronzo (roncole, un coltello e un falcetto).

Da altre località provengono materiali di vario genere, come un diaspro rosso di forma ellittica con intaglio su ambo le facce (da Trevenzuolo), tessere musive (da Tarmassia), elementi di pavimento in cotto (da San Gabriele) e in marmo (da Falceri), resti di macine, numerose monete (dalla monetazione celtico-padana a quella romana del IV sec. d.C.) e tre bronzetti di eccezionale fattura, rappresentanti un Erote su delfino, un Lare e la lotta tra Ercole e Anteo (al museo sono esposte tre copie, mentre gli originali si trovano al Museo Archeologico al Teatro Romano di Verona).

Testo e immagine tratta da: www.archeoveneto.it