Età del Bronzo

 

BronzoAgli inizi dell’età del Bronzo un importante complesso di insediamenti ben organizzati e con strette relazioni tra di loro si trovava lungo le sponde del Lago di Garda e all’interno dei piccoli bacini inframorenici: è il fenomeno ampiamente conosciuto delle palafitte.

Nella fase immediatamente successiva si assiste ad una penetrazione di piccole comunità lungo le vie fluviali, con una diffusione dell’anfiteatro morenico a tutta la pianura.

L’estensione sempre maggiore dei terreni coltivati, grazie all’agricoltura arativa e all’allevamento stanziale, produsse un notevole arretramento delle aree forestali e favorì il sorgere di villaggi rurali stabili.

Di questa prima fase di colonizzazione si hanno poche testimonianze dai materiali recuperati in una cava di torba  a Ca’ Magre di Pellegrina, presso il corso del Tartaro. Si tratta di pochi frammenti ceramici la cui tipologia si richiama a quella delle fasi evolute della coltura di Polada, documentata soprattutto nelle palafitte del Lago di Garda, e che pertanto permette un’attribuzione alla fine dell’antica età del Bronzo (18°-17° secolo a.C.). non sono stati eseguiti scavi archeologici, però il fatto che l’insediamento si trovasse in un ambiente umido, parzialmente intorbato. Fa pensare che si tratti di una palafitta.

I ritrovamenti rivelano una forte concentrazione di insediamenti situati a pochi km di distanza l’uno dall’altro, lungo i corsi d’acqua del Basso Veronese (Tartaro, Menago, Bussè, Tione) compresi tra Mincio ed Adige (sono stati individuati 32 villaggi dell’Età del Bronzo).

Non si sa se i motivi della scelta di zone umide, ai margini dei corsi d’acqua per gli insediamenti (nell’età del Ferro gli insediamenti erano sempre lungo i fiumi, ma costruiti su dossi sabbiosi), così come non si conosce la loro estensione.

Le popolazioni costruivano sulla battigia della depressione del Tartaro le loro abitazioni, impalcati sotto i quali venivano gettati i rifiuti (per questo c’è molto materiale del periodo), che assieme alle sepolture sono fonti di numerose informazioni.

Tra i reperti colpisce la grande abbondanza di ceramica, il che spinge a domandarsi con quali materiali gli uomini primitivi organizzassero la loro vita.

Il museo non è solo raccolta organica ed esposizione di reperti, ma anche ricostruzione storica, con ricerca di dati sulla struttura, sull’economia e sull’ambiente dell’epoca.

CERAMICA

CeramicaLa maggior parte dei reperti è di ceramica, poichè il materiale si conserva molto bene nel tempo.

La ceramica era fatta a mano con l’argilla del luogo, molto diffusa.

Veniva liberata dalle impurità, lavorata e cotta sul posto, probabilmente da artigiani vasai, che

costruivano oggetti decorativi, statuette e soprattutto recipienti di ogni tipo, utili per una migliore conservazione e cottura dei cibi (la tecnica di costruzione era quella a colombina: un cordone di argilla molle sovrapposto a spirale e poi fatto ruotare).

Urne, tazze, scodelle, bicchieri e vasetti giocattolo assolvevano funzioni diverse e testimoniano

l’esistenza di una società con una qualche forme di specializzazione. Alcune ceramiche hanno pareti sottili lucidate, anse lunate o cornute (molto numerose), tipiche di questa fase delle terramare, abbellite da ornamenti rudimentali applicati oppure incisi.

La grande quantità di ceramica ritrovata fa supporre che venisse barattata con la selce.

PIETRA

La selce era usata per costruire raschietti, falcetti (avevano già il frumento) e punte di freccia che venivano inserite con mastice vegetale (dalla combustione della betulla si ricava una sostanza collosa).

La selce non è una pietra locale, ma ha una larga diffusione nella Lessinia.

La pietra verse, un sedimento che si trova nell’alveo dei fiumi locali, veniva impiegata per la costruzione di asce; la trachite euganea per le macine.

OSSO E CORNO

Erano utilizzati per realizzare strumenti di lavoro e oggetti decorativi.

BRONZO

Il metallo dà il nome all’epoca in cui è usato per la prima volta, anche se non è molto diffuso. Era utilizzato per asce, spade, seghe e spilloni.

Il bronzo è una lega di rame e stagno, che venivano importati dal nord. Il fatto che si arrivasse a fondere i metalli (rame e stagno fondono a 300°) e a realizzare le matrici, in pietra o in ceramica, testimonia il livello di tecnologia raggiunto.

RITI FUNEBRI

Incinerazione e inumazione erano i riti praticati, ma non si sa molto, perché localmente non è stata ritrovata alcuna necropoli.

Bibliografia

Isola della Scala. Territorio e società rurale nella media pianura veronese, a cura di B. Chiappa, Comune di Isola della Scala, settembre 2002.