Età Romana

La romanizzazione del territorio veronese avvenne in modo lento e sostanzialmente pacifico, nel corso dell’ultima età del Ferro (3° secolo a.C. – prima metà del 1° secolo a.C.) e può dirsi pienamente conclusa in età augustea. Fra le tappe più significative di questo processo si ricorda la concessione ai Transpadani del diritto latino nell’89 a.C. e della piena cittadinanza nel 49 a.C.; a questa data risale la costituzione del municipio di Verona ascritto alla tribù Poblilia, nel quale la zona di Isola venne inserita.

In questo periodo il territorio isolano doveva essere abitato dalla popolazione celtica dei Cenomani, diffusa in tutta la pianura veronese centro-occidentale. Le testimonianze archeologiche relative a questa fase, assai numerose nei contigui territori di Vigasio o Nogarole, nell’isolano sono tuttavia assai scarse: l’unica attestazione è data da un mestolo di bronzo rinvenuto in località Mazzaporchi, databile alla prima metà del 1° secolo a.C., quasi sicuramente riferibile ad un contesto tombale.

Senza dubbio la presenza romana nel territorio isolano fu favorita dal passaggio di una fra le più importanti arterie del nord Italia, la cosiddetta Claudia Augusta “padana”, una via che aveva come capolinea meridionale il porto fluviale di Hostiliasul Po, collegato a sua volte con Modena e Bologna (e quindi col sistema stradale centro-italico) e come capolinea settentrionale il Danubio (forse Donauwörth) nella Raetia. Il tratto fra Ostiglia e Verona ricevette forse una sua prima sistemazione sulla traccia presumibilmente di una pista più antica, già nella seconda metà del 2° secolo a.C., periodo in cui il veronese è interessato anche alla realizzazione della via Poastumia (148 a.C.); ebbe il suo assetto definitivo in età giulio-claudia, epoca di molte realizzazioni in campo stradale, e mantenne la sua importanza anche nel periodo medio e tardoimperiale, come testimoniano il miliare dell’imperatore Massenzio (306-312 d.C.) rinvenuto in località Falceri e le menzioni presenti nelle due più importanti fonti itinerarie di età romana (l’Itinerario Antonino del 3° secolo d.C. e la Tabula Peutingeriana

Miliaredel 4° secolo d.C.) oltre che i numerosi ritrovamenti anche di epoca tardoantica effettuati lungo il suo percorso.

Il tracciato corrispondeva sostanzialmente a quello dell’attuale linea ferroviaria Ostiglia-Verona. Dopo Ostiglia la strada toccava Gazzo Veronese e quindi, mantenendosi sul dosso situato ai margini orientali della valle del Tartaro, doveva arrivare ad Isola della Scala. Che questa strada passasse per Isola è provato dal rinvenimento negli anni 1875-1876 di tracce di “antica strada a ghiaia” (glarea strata) presso la Corte Pisoni Romiati. Mentre per il tragitto verso Verona si sono fatte molte ipotesi, ma quella più probabile si sostiene fosse la via che proseguiva sui dossi in sinistra Piganzo raggiungendo Falceri a Buttapietra e che di qui arrivava a Verona toccando Cadidavid e Borgo Roma, l’attuale statale 12, un tempo detta comunemente “strada romana”.

CERAMICA

Oltre alla ceramica comune, i romani utilizzavano la ceramica a vernice nera, a vernice rossa sigillata e quella a pareti sottili.

CoppettaLa ceramica a vernice nera, ottenuta con l’impiego di ossidi particolari, è quella di produzione più antica; prodotta in Grecia nel 5°-4° secolo a.C., e poi nell’Italia meridionale, arriva nel nord Italia con la romanizzazione. Dal 1° secolo a.C. viene prodotta dappertutto fino all’età Tiberiana.

Dalla 2a metà del 1° secolo a.C., ad Arezzo, si trovano i primi vasi a vernice rossa (il termine è usato impropriamente per indicare il rivestimento; si tratta infatti di ingobbio, argilla più liquida che rendeva il vaso più bello ed impermeabile).

La ceramica a pareti sottili, era di due tipi: a pasta grigia (tipica dell’area padovana) e a pasta chiara. Era utilizzata per realizzare coppette per bere.

Le ceramiche venivano costruite con uno stampo o con il tornio, alcune recano il “marchio di fabbrica” ovvero un bollo.

Il piatto era utilizzato come ceramica da mensa.

MOSAICI

I mosaici costituiscono tre esempi di pavimentazione; quello a tessere bianco-nere (quelle colorate sono più rare) era utilizzato in ambienti di rappresentanza; il marmo poteva essere usato, a seconda dello spessore, anche per il rivestimento delle pareti. Non sempre gli ambienti erano pavimentati, a volte c’era solo la terra battuta; sono esposti alcuni frammenti di pavimento della tipologia ad esagonelle con incastonate tessere di mosaico e frammenti di marmo.

TOMBETomba

Sono di due tipi: ad incinerazione (prevalente nell’età imperiale) e ad

inumazione (prevalente nel 2° secolo d.C). Nel territorio isolano sono state trovate solo tombe ad incinerazione; alcune ricostruzioni delle tombe trovate presso la necropoli di San Carlo di Isola della Scala sono esposte all’interno del museo.

Bibliografia

Isola della Scala. Territorio e società rurale nella media pianura veronese, a cura di B. Chiappa, Comune di Isola della Scala, settembre 2002.