IL MUSEO
Il Museo
E’ sistemato nella ex cappella di Sant’Antonio, all’interno della chiesa di S. Maria Maddalena (via Roma 35) ed è stato allestito in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto dall'Associazione archeologica isolana che ne cura la gestione in convenzione con il Comune.
Inaugurato ufficialmente nel novembre 1999, espone reperti che provengono dalla zona percorsa dai corsi d'acqua Tartaro e Tione, rinvenuti in seguito a raccolte di superficie oltre che a Isola della Scala, a Trevenzuolo, Erbè, Tarmassia, Nogarole Rocca.
Le vetrine costituiscono un percorso cronologico continuo, con testimonianze che vanno dall'età del Bronzo all'età del Ferro, a quella Romana e Longobarda.
CHIESA DI S. MARIA MADDALENA
Viene da Trevenzuolo una minuscola gemma, di appena 8 millimetri, in pietra dura, recuperata nella zona compresa tra la strada per Bagnolo di Nogarole Rocca, il Tione e la fossa Grimana, nell'area di una villa urbano rustica; sulla faccia concava è raffigurata una testa femminile di profilo, su quella convessa una figura maschile atletica. Sempre al mondo romano appartiene il bronzetto che rappresenta Ercole che fa scoppiare Anteo, copia fedele dell'originale esposto al Museo archeologico al Teatro Romano di Verona, rinvenuto nel 1943 in via Casalbergo, durante lo scavo per un rifugio antiaereo. Copie degli originali sono anche due bronzetti che riproducono un lare ed un amorino su delfino. Il mondo longobardo è rappresentato da una spada e un umbone (parte centrale dello scudo), ritrovati ai confini fra Vigasio e Buttapietra in una cava di ghiaia e donati al museo.
Nel cortile attiguo al museo sono conservate alcune testimonianze epigrafiche romane ed in particolare un miliare che ricorda l'imperatore Massenzio. E’ stato ritrovato nel 1896 in località Falceri, forse poco distante dal tracciato di una delle più importanti arterie romane del nord Italia, la Claudia Augusta padana, che collegava il porto fluviale di Ostiglia con i territori al di là delle Alpi e della quale non si conosce ancora con certezza il percorso nel tratto Isola della Scala–Verona. All’interno della chiesa sono invece esposte due stele funerarie anepigrafi sulla cui base sono raffigurati rispettivamente gli strumenti dello scriba e due grifi che bevono da un cantaro; quest’ultimo motivo è stato scelto come logo dell’Associazione Archeologica Isolana.
CIOTOLE - ETA' DEL BRONZO
Tra i molti reperti delle vetrine dedicate all'età del Bronzo, spiccano alcune ciotole nere con bordo a carena di elegante fattura, accanto a punte di freccia in selce, asce in pietra verde e in bronzo, manufatti in osso. La sezione è stata recentemente ampliata con l’allestimento di una bella vetrina dedicata alle selci. Per l'età del Ferro, un dolio dell'altezza di 74 centimetri proveniente dalla necropoli di Palazzina, occupa una vetrina tutta sua, mentre altri manufatti in ceramica testimoniano la presenza anche in Isola della Scala, come nella vicina Sorgà, di un insediamento dei Veneti antichi.
Nella sezione romana, spicca la ricostruzione di due tombe ad incinerazione, una cosiddetta a cassetta e una ad anfora segata, con corredi funerari rinvenuti nella torbiera di San Carlo di Pellegrina; dalla stessa località proviene una coppetta di argilla con vernice rossa, che ha attirato l'attenzione degli studiosi: reca infatti inciso sul fondo, oltre al nome del proprietario dell'officina (in genitivo latino, Plaetori) anche il nome, Laetus, dello schiavo addetto alla realizzazione del vaso; e sulla parete esterna il nome Sexti Arcarici, che con ogni probabilità va riferito al possessore della coppa e costituisce «un documento della diffusione della scrittura in ambiente rurale già tra la fine del I secolo avanti Cristo e l'inizio del I secolo dopo Cristo».
MANUFATTO IN OSSO
PELLEGRINA - ANTICO ALVEO DEL TARTARO
VETRI ROMANI